La comunicazione d’emergenza post pandemia: un vaccino per l’infodemia

All’orizzonte il vaccino contro l’infodemia

Alla fine dell’anno 2020 la frase che più sembra ricorrere è che abbiamo vissuto un periodo storico. Oggi, nel giorno preciso di questa pubblicazione, si parla di un giorno storico, quello dell’avvio dei vaccini contro il Covid-19.
In un bilancio di fine anno tra elementi negativi e positivi, la percezione, dopo una pandemia, è che ovviamente i primi siano maggiori. E in particolare, tra i tanti temi nel nostro settore di riferimento, l’infodemia è quello che l’ha fatta da padrona. Sicuri che parlarne non alimenti l’infodemia stessa?
Ecco perché proprio oggi, nel significativo giorno del V-day, vogliamo gettare uno sguardo oltre, per cercare di capire insieme quale sarà la comunicazione d’emergenza post pandemia Covid-19 e se esiste un vaccino che debelli l’infodemia.

Breve panoramica 2020: a cosa abbiamo assistito

Il 2020 è stato un anno in cui abbiamo assistito a tutto e al contrario di tutto. Titoli di giornali che ospitano l’opinione di soubrette sui vaccini, ma anche riflettori che non sanno su che luminare di turno spostarsi. Ne è nata indubbiamente una grande confusione mediatica, in cui le persone, stremate da mesi di sovraccarico informativo, hanno faticato a tenere acceso il lume della ragione, ovvero il pensiero critico.

Certo, c’è una prospettiva positiva in tutto ciò. C’è chi approfitta del caos e lo favorisce per operare senza chiarezza, ma anche chi decide di fermarsi e diventare un punto di riferimento autorevole. C’è chi ha deciso di fermare anche il tempo, con inchieste ragionate e indagini approfondite, difficili da scardinare o confutare, a costo di presentarle dopo mesi rispetto alla comunicazione da fast-food. Ma forse questo invita a capire che per essere davvero originali è meglio evitare di immettersi in un tornado informativo, in cui le persone sono abbagliate dai tanti stimoli, per respirare a fondo e ragionare a più voci su quanto accade, per guardare a un futuro di rinascita migliore, a un vaccino anche contro l’infodemia.

Il vaccino contro l’infodemia: il 2021 può essere l’anno buono

Quale sarà la comunicazione d’emergenza post pandemia? Prendendo il via da questa domanda sono sicuramente più gli esempi viziosi a cui abbiamo assistito rispetto a quelli virtuosi. Ma in questo luogo possiamo evitare i primi e fermarci ai secondi.

  • Abbiamo assistito a un ritorno del valore della documentazione: un valore aggiunto fondamentale della comunicazione di qualità è la fornitura di dati oggettivi e scientifici, che si sono scoperti alleati di un racconto autorevole. È stato annientato il tentativo di “sentito dire”, foriero di polemiche sterili e animatore di grande rumor digitale.
  • Abbiamo assistito al ritorno di chi “ci mette la faccia”: senza voler vedere quale pura forma di spettacolarizzazione le dirette televisive dei leader politici, riconosciamo quale apprezzabile il mettere il proprio viso e farlo in diretta. Guardando oltre i discorsi preparati, infatti, non è possibile negare che si siano anche messi a disposizione delle domande dei giornalisti, portavoci dei quesiti, dei dubbi e delle provocazioni della cittadinanza. L’auspicio sommo è che sia un ritorno alla Retorica sana e all’Etica come valore finalmente da sfoggiare.
  • Abbiamo assistito a una necessaria semplificazione del linguaggio burocratico e scientifico. Non banalizzazione, sia ben chiaro, ma la ricerca delle parole giuste per arrivare a più persone possibili. La voglia sana, l’intento pulito, di farsi capire, perché necessario a uscirne quanto prima e nel modo più sano possibile.

Il Plain Language sarà il vaccino?

La comunicazione d’emergenza post pandemia, così, sembra far tornare anche i settori notoriamente più ostici a un incontro con la cittadinanza. È la base di quanto viene definito Plain Language, un linguaggio chiaro, trasparente, che incontri la maggior parte di persone possibili e che si faccia capire, senza banalizzare.
L’intento è quantomai funzionale, ovvero e letteralmente, potremmo tradurre questa frase con: la trasmissione del messaggio deve funzionare. Questa direzione è un grande risultato del 2020, se pensiamo che il Plain Language richiede competenze, forza di volontà da ambo le parti (emittente e ricevente), strumenti e tutta una serie di canali disposti a supportare il cambiamento, una rivoluzione in un contesto quale quello italiano. Una filiera che si compone innanzitutto di pianificazione, poi viene la stesura dei testi, poi ne segue la revisione.
Si fa, concretamente, attingendo a un vocabolario base, ovvero un insieme minimo di parole che garantisce la possibilità di comunicare, strutturando frasi semplici e organizzando il testo secondo una sequenza precisa. In ultima, monitorandone la leggibilità e l’interpretazione con appositi indici. Non è ancora chiaro se l’Italia sia così completa nella realizzazione di Plain Language (istituzionale, giornalistico, scientifico) efficienti, ma la strada è quella giusta e solo così l’infodemia verrà debellata.

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