Rivoluzione nello stile comunicativo istituzionale per uscire dalla pandemia

Quanto può influire lo stile comunicativo istituzionale per uscire dalla pandemia da Covid-19? A un anno dal suo inizio, cambiano i vertici delle Istituzioni e di chi si trova a gestire l’uscita dall’emergenza. Un’uscita di cui ora si vede la prospettiva, dettata dalla distribuzione dei vaccini, ma in cui è necessario capire come può contribuire la comunicazione che, in questi cambi, vede due approcci differenti rispetto alla gestione 2020.

Lo stile del premier Draghi: virata verso la sobrietà.

Il premier incaricato, Mario Draghi, dallo stile austero e asciutto, rispecchia questo approccio anche nella comunicazione. Le sue sono parole nitide, prive di artifici retorici, comunque con lo sguardo fisso alla camera o al pubblico che lo ascolta. In questa maniera valorizza le parole stesse, le frasi che isola con efficacia nel discorso. Sembra cesellare gli elementi di testo nel riferirli e li sceglie con rigore guardando dritto al destinatario.

La critica più diffusa in merito al suo stile è che manchi di empatia. L’empatia è tuttavia un valore spesso soggettivo e in questo caso specifico si unisce a due elementi che causano una maggiore sensibilità in merito: il personale stato d’animo, che in molte persone è logorato dalla pandemia, e l’eclatante cambio di stile comunicativo rispetto al premier precedente, che dava la percezione di condividere le scelte del Governo con la popolazione. In realtà, l’empatia che il premier Draghi mette in atto si riscontra proprio nell’accuratezza della ricerca delle parole, che per quanto definite non risultano mai fredde, e nella ricerca costante dello “sguardo” con il proprio uditorio, anche quando presenta degli appunti di fronte a sé.

Una sobrietà confermata anche con la figura posta alla guida della comunicazione di Palazzo Chigi, Paola Ansuini, che storicamente ha affiancato il premier nei ruoli precedenti e che ha indicato come prima linea quella dello studio, necessario per comunicare i dossier, attività che richiede competenze.

Lo stile del Commissario Figliuolo: tra metafore e pragmatismo

La logistica e l’operatività per la distribuzione e somministrazione dei vaccini è stata messa a capo di un nuovo Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19: il generale Francesco Paolo Figliuolo. Una figura che non si sottrae alle domande, pur senza essere alla ricerca dei riflettori, una novità nel panorama civile e un’autorità in contesto militare. Lo stile comunicativo dimostrato in diverse interviste (qui un esempio) è quello del pragmatismo operativo, del problem solving, specchio anche del motivo per cui è stato chiamato a ricoprire quel ruolo.

Lo si riscontra nell’utilizzo frequente di metafore e modi di dire, che se da un lato avvicinano l’Istituzione al parlato del cittadino, dall’altro hanno il vantaggio principale di evocare immagini chiare, che arrivano dritte al sodo. Un modo per ammorbidire un “burocratese” comunque ben presente, che tuttavia risulta affabile, in apparente contrasto con la percezione che può offrire la divisa ricca di riconoscimenti. L’empatia emerge ricercata (seppur senza ricorrere a comparazioni di scarso valore con chi ha ricoperto il ruolo prima) e lampante. Allo stesso tempo questa sorta di famigliarità che genera è veicolo alla stessa autorevolezza. Chi parla chiaro non ammette fraintendimenti, risultando così un riferimento che sì risulta coinvolgente ma, nel suo entusiasmo limpido, impone regole prive di alternative. Per chiudere con una metafora, appropriata in questo caso, il commissario Figliuolo appare un po’ come la figura del padre, con cui si è in confidenza ma che rimane pur sempre un padre.

Quanto può influire lo stile comunicativo istituzionale per uscire dalla pandemia da Covid-19?

In sostanza, la presente comunicazione risulta agli antipodi rispetto a quella precedente. Come può aiutare il superamento dell’emergenza pandemica? Nel 2020 lo stile ha peccato di aridità, le dirette social non sono bastate a creare un senso dell’umano di fronte a un’emergenza che ha colto tanti impreparati e il risultato è che anche i vertici siano sembrati tali, puntando a un’efficacia non sempre chiara negli intenti. Ora è necessaria una corsa alla soluzione: da un lato una figura imperterrita che offra il senso di sicurezza con i modi e il suo trascorso, quale il premier, dall’altro chi comunica con l’abbigliamento l’autorità ma nell’essere disponibile a condividere la strategia che metterà in atto crei un’aura di autorevolezza, quale il commissario. Due figure che risultano, nell’abbinata, comunicare con convinzione, limpidità e comprensione (dell’obiettivo a monte e dei cittadini a valle) un messaggio univoco per entrambi: la necessità di somministrare i vaccini non più con una dubbia efficacia ma con una sicura efficienza.

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