Lo stile comunicativo dei volti mediatici dell’emergenza Covid-19

“Non si può non comunicare” cita il primo degli assiomi della comunicazione della scuola di Palo Alto (California), di cui uno dei maggiori esponenti fu Paul Watzlawick. Un fattore che abbiamo voluto mettere alla prova analizzando alcuni dei volti mediatici dell'emergenza Covid-19. Se da un lato, infatti, troverete come fonti contesti istituzionali, in cui i discorsi sono scritti, gli atteggiamenti misurati e gli abbigliamenti hanno tutto il tempo di essere curati, dall'altro lato abbiamo provato a definire gli stili comunicativi che emergono in cinque tra le figure più esposte a livello mediatico durante questa emergenza, avvalendoci di una materia della psicologia definita “programmazione neurolinguistica” (PNL).

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Tempesta Vaia e il ruolo dei volontari nel bellunese

La tempesta Vaia, che nell’ottobre 2018 ha travolto le Alpi orientali in Italia, ha acceso i riflettori sulla vulnerabilità di un territorio, sulla tangibilità del cambiamento climatico, sulla rilevanza delle allerte meteo. La sua violenza ha imposto di rivedere con occhio critico protocolli e tempistiche, ma un accento positivo, ancora una volta, l’ha posto sui volontari. La loro reattività li rende protagonisti assoluti nel delicato processo della comunicazione d’emergenza. Ne parliamo riferendoci alla tempesta Vaia perché ha colpito zone in cui il volontariato organizzato è sempre più un’istituzione, anche per le evidenti necessità di una geomorfologia complessa.

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