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Hate speech in emergenza: dinamiche e strumenti di contenimento

Nella concitazione di un’emergenza sembra acuirsi l’odio in rete, manifestato attraverso il cosiddetto hate speech. Si tratta di espressioni basate su parole d’odio, per l’appunto, generalmente rivolte a persone a indicare intolleranze di varie tipologie: culturali, sessuali, politiche, religiose. Un fenomeno che deve grande successo al moltiplicarsi delle piattaforme su cui oggi si comunica, ma non ha senso demonizzare queste. Dietro a una tastiera c’è sempre il fattore umano e due caratteristiche: l’urgenza con cui sembra necessario comunicare per primi e la disinibizione derivante dal filtro-schermo che porta a procedere senza particolare razionalità e previsione delle conseguenze, una riflessione che, invece, nella fisicità del reale avviene, proprio perché si avvertono più materici anche i rischi derivanti da una condotta arrogante. A seguire, il contraddittorio si evolve online, con altre persone che vivono la stessa condizione e che fanno sentire parte di una comunità, a cui ci si sente in dovere di ergersi a guida. Le conseguenze dell’hate speech, tuttavia, possono essere gravi. Questo è dovuto alla fusione sempre più indistinta tra virtuale e reale, al potere di amplificazione della rete, alla tracciabilità dei messaggi (una volta pubblicati, persistono e sono facilmente rintracciabili anche se modificati o eliminati), nonché a questioni psicologiche e sociologiche per cui il negativo viene avvertito come più rilevante del positivo, sicuramente più morboso e trova terreno fertile alla divulgazione.

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Etica e comunicazione d’emergenza: intervista a Mariagrazia Villa

𝗟’𝗘𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱’𝗲𝗺𝗲𝗿𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮

A illuminarci su quanto sia fondante il ruolo della prima per essere efficaci nella seconda, ospitiamo oggi una professionista d’eccezione: Mariagrazia Villa, giornalista culturale, media educator ed ethics coach nelle scuole e nelle aziende, docente di Etica e deontologia ed Etica dei media allo IUSVE di Venezia e Verona e Giornalismo all’Università di Parma.

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Lo stile comunicativo è lo stile di leadership

In questi giorni di violento conflitto tra Russia e Ucraina emerge eclatante l'antitesi tra le due leadership, quella del presidente russo Vladimir Putin e quella del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, anche attraverso i due stili comunicativi.

Le biografie li pongono già di per sé agli antipodi: oltre a una comune laurea in giurisprudenza, appartengono a generazioni diverse, il primo cresciuto con il mito della forza fisica e dell'assolutismo, quasi a riscatto delle modeste origini, il secondo con una visione moderna, dalla carriera di successo nell'intrattenimento comico al passaggio a capo di una Repubblica, amato dal popolo (73%: è la percentuale di voti con cui, nel 2019, Volodymyr Zelensky si aggiudicava le elezioni presidenziali ucraine). Nel fronteggiarsi, queste due matrici rimangono evidenti nella comunicazione, che diventa espressione stessa dei due differenti stili di leadership.

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