Il ruolo dell’empatia durante le emergenze umanitarie 2/2

ruolo dell'empatia nelle emergenze umanitarie


L’empatia in emergenza: una necessità umana

La comunicazione in fase di emergenza acuta è, oltretutto, spesso frenetica e confusionaria. Gli operatori del soccorso devono fornire istruzioni chiare, rassicuranti e dirette a individui spesso traumatizzati o sotto shock. La capacità di comunicare in modo efficace è un elemento essenziale. L’empatia è, infatti, la capacità di comprendere e condividere i sentimenti e le emozioni di un’altra persona. È un tratto umano essenziale per i professionisti del soccorso, che si trovano spesso a dover affrontare situazioni di emergenza in cui le persone sono sotto stress e in difficoltà. Può fare la differenza tra una risposta al disastro efficace e una disorganizzata. Bisogna tuttavia anche riconoscere che i professionisti stessi sono persone, sotto stress e in difficoltà, perché da loro dipende la buona riuscita o meno del soccorso stesso. Come si può comunicare in modo efficace dal punto di vista emotivo finché si è nella fase acuta di un’emergenza?

Dal momento che rappresenta una tra le risorse più rilevanti per i legami sociali, migliora l’autenticità delle relazioni e l’efficacia comunicativa, è doveroso ricordare che secondo lo psicologo Martin Hoffman1 l’empatia ha una componente affettiva, alimentata fin dagli scambi del neonato con i genitori, cognitiva che viene appresa in termini razionali con la crescita e motivazionale, derivante dall’incontro con le sofferenze altrui. Inoltre, può essere appresa, può essere utile per trovare una forma di felicità e forse, in alcuni casi dalla limitatezza di vedute, quella personale è necessario veicolo per comprendere quanto ci sia il bisogno che gli esseri umani facciano ogni azione possibile per assicurare quella collettiva.

L’emergenza umanitaria è terreno di dialogo

Il dialogo da intendersi in chiave hegeliana è strumento per comprendere il divenire della realtà. Rappresenta uno scambio che genera relazione e questa offre un nutrimento reciproco. Prendersi cura dell’altro che in un dato momento della propria vita non dispone degli strumenti materiali e morali di cui possiamo disporre noi, significa curare l’umano quale creazione. In questa veste la responsabilità di chi ha la possibilità di intervento è alta, perché determina la sopravvivenza della persona prossima, ma anche di quella lontana che può essere tale nello spazio o nel tempo.

In un senso così ampio, significa, anche e se volessimo vedere una utilità individuale, prendersi cura del sé potenziale. Le condizioni di vulnerabilità e di esposizione a un pericolo dovrebbero alimentare il senso di solidarietà, in un’ottica più ampia di quanto si viva nell’istante di vantaggio o svantaggio estemporaneo. Se non per un istinto di sopravvivenza della specie, questo potrebbe essere mosso da dottrine secolari, come il karma induista e buddista o la compassione cristiana, dimostrando così, oltre a questa anche quella forma di riconoscibilità delle proprie emozioni e la capacità di gestirle a favore delle relazioni teorizzata da Goleman1. Dagli operatori del soccorso ci si attendono comunicazioni chiare e concise, dall’altro lato è necessario creare un rapporto di fiducia con le persone coinvolte passivamente nell’emergenza stessa.

Due sono i motivi per cui è utile allenarsi all’empatia quanto più possibile nel quotidiano, prima di un’emergenza e qualunque sia il ruolo, rappresentante delle istituzioni o operatore di soccorso:

  • l’empatia può aiutare i professionisti a comprendere il punto di vista di chi subisce l’emergenza e questo permette di trovare le parole, gli strumenti e i canali più comprensibili e appropriati
  • comunicare in modo comprensibile favorisce, dal punto di vista oggettivo la velocità di intervento e potenzialmente di ripresa, dal punto di vista prettamente soggettivo la percezione di comprensione e rispetto nelle persone coinvolte, che diventano così più propense a fidarsi dei professionisti del soccorso e a seguirne le istruzioni.


Conclusione

Dato il panorama che oggi si delinea, sempre più complesso e strutturato2, si può ben comprendere quale sia la valenza strategica di una formazione ad hoc per i rappresentanti delle istituzioni e per gli operatori di soccorso in materia di comunicazione d’emergenza. Significa dare valore a percorsi di vita che spesso sono complessi, in cui spendersi per ideologie richiede argomentazioni e dati oggettivi, non dichiarazioni estemporanee. Chi opera per la collettività deve sentire la responsabilità dell’adoperarsi per gli altri, un impegno orientato alla volontà di mediare la propria presenza fisica e tradurla in presenza morale, verso uno spessore umano necessario, in un’ottica di utilità ben oltre la propria figura personale.

1 Daniel Goleman, Intelligenza emotiva, Bur, Milano, 2011.

2 Rosling H., Factfulness, Rizzoli, Bolonga, 2018.

1 Martin L. Hoffman, Empatia e sviluppo morale, il Mulino, Bologna, 2008.

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