Sono molteplici i contributi che fin dalle prime fasi dell’emergenza Covid-19 sono stati forniti da opinion leader, influencer, comunicatori di ogni natura. A oltre un mese dall'inizio della pandemia, pochi sono risultati effettivamente rilevanti, a partire dal documento scritto da Scott Kronick. Ai più dirà poco, ma se si nomina l’agenzia pubblicitaria di cui è amministratore delegato in Asia, permette di comprenderne l’autorevolezza: parliamo della Ogilvy, colosso storico della comunicazione pubblicitaria internazionale, per la quale ha realizzato il vademecum sulla comunicazione d’emergenza aziendale chiamato “How to communicate in turbolent times”.
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La tempesta Vaia, che nell’ottobre 2018 ha travolto le Alpi orientali in Italia, ha acceso i riflettori sulla vulnerabilità di un territorio, sulla tangibilità del cambiamento climatico, sulla rilevanza delle allerte meteo. La sua violenza ha imposto di rivedere con occhio critico protocolli e tempistiche, ma un accento positivo, ancora una volta, l’ha posto sui volontari. La loro reattività li rende protagonisti assoluti nel delicato processo della comunicazione d’emergenza. Ne parliamo riferendoci alla tempesta Vaia perché ha colpito zone in cui il volontariato organizzato è sempre più un’istituzione, anche per le evidenti necessità di una geomorfologia complessa.
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